domenica, 1 gennaio 2012
SALUTE
Non aspetti il giovane a filosofare, né il vecchio di
filosofare si stanchi: nessuno è troppo giovane o troppo vecchio per la salute
dell’anima. Chi dice che non è ancora giunta l’età di filosofare o che è già
trascorsa, è come se dicesse che non è ancora o non è più l’età per essere
felici. Cosicché devono filosofare sia il giovane, sia il vecchio: questo
perché invecchiando rimanga giovane nei beni, per il ricordo gradito del
passato; quello perché sia insieme giovane e vecchio, per l’assenza di timore
di fronte al futuro: bisogna dunque esercitare ciò che procura la felicità,
perché se abbiamo questa, abbiamo tutto, ma se manca, facciamo di tutto per
averla. (Meditazione su: Lettera a Meneceo di Epicuro).
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Mentre la vita umana giaceva sulla terra,
turpe spettacolo, oppressa dal grave peso della religione,
che mostrava il suo capo dalle regioni celesti con orribile
aspetto incombendo dall’alto sugli uomini,
per primo un uomo in Grecia ardì sollevare gli occhi
mortali a sfidarla, e per primo drizzarlesi contro:
Non lo domarono le leggende degli dei, né i fulmini, né il
minaccioso
brontolio del cielo; anzi tanto più ne stimarono
il fiero valore dell’animo, così che volle
infrangere per primo le porte sbarrate dell’universo.
E dunque trionfò la vivida forza del suo animo
e si spinse lontano, oltre le mura fiammeggianti del mondo,
e percorse con il cuore e la mente l’immenso universo,
da cui riporta a noi vittorioso quel che può nascere,
quel che non può, e infine per quale ragione ogni cosa
ha un potere definito e un termine profondamente
connaturato.
Perciò a sua volta abbattuta sotto i piedi la religione
è calpestata, mentre la vittoria ci eguaglia al cielo.
-Tito Lucrezio Caro-
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