MAMMA
lunedì, 9 maggio 2011
MAMMA
Lo attesi in un raccoglimento severo, allontanando con energia ogni assalto di pessimismo, moltiplicando i preparativi minuziosi, consapevole e commossa della dignità che rivestivo in quell’ora suprema. Quando, alla luce incerta di un’alba piovosa d’aprile, posi per la prima volta le labbra sulla testina di mio figlio, mi parve che la vita per la prima volta assumesse ai miei occhi un aspetto celestiale, che la bontà entrasse in me, che io divenissi un atomo dell’infinito, un atomo felice, incapace di pensare e di parlare, sciolto dal passato e dall’avvenire, abbandonato nel mistero radioso. Due lacrime mi si fermarono nelle pupille. Io stringevo fra le braccia la mia creatura, viva, viva, viva! Era il mio sangue in essa, e il mio spirito. Ella era tutta me stessa, di già, e pur mi esigeva tutta, ancora e per sempre.
Commenti
Posta un commento