RENATO
martedì, 5 gennaio 2010
RENATO (INVASIONE FASCISTA DELLA RUSSIA)
La notte, senza luna, rischiarata dalla splendente distesa di neve, era
infinita, perduta nell’ irreale paesaggio. Accovacciato nella buca,
insensibile, inesistente, vuoto, piccola macchia grigia. Ascoltavo. Nessun
movimento. Solo il silenzio disturbava l’udito. L’inferno doveva essere con le
stagioni e a me era toccata questa. Ma… io non avevo peccato. Avevo sparato,
certamente non ucciso, sono sicuro, almeno spero. Non avevo peccato, prima.
Allora perché, perché all’inferno? Ricordo la piazza piena di gente entusiasta
nell’inneggiare al duce che prometteva gloria e conquista. Ricordo la
cartolina, il pianto di mia madre, il canaglie! stretto tra i denti di mio
padre, il lungo viaggio. A morte i rossi! urlavano le camicie nere, mentre la
mia angoscia pulsava nella gola. Nell’occupazione della fabbrica, nelle
manifestazioni cantavo L’internazionale, invece diventai un traditore.
Italiani! Arrendetevi! Urlava un altoparlante, così come il giorno prima.
Arrendetevi! Italiani! Arrendetevi! Poi, profondo silenzio. All’improvviso un
rumore assordante come di mille trattori. Guardai in quella direzione e vidi
solo il bianco della neve. Il rumore aumentava sempre di più, assordante come
di mille e mille e mille trattori. Apparve, all’orizzonte una enorme macchia
nera, dalla quale saettavano lunghe lingue di fuoco, le esplosioni e il fischio
dei proiettili laceravano l’aria, facendo schizzare la neve, che ricadeva al
suolo rossa di sangue, in mezzo alle grida di dolore. La enorme macchia nera si
avvicinava ingigantendosi, sempre più rumorosamente insopportabile, sembrava
che il cervello esplodesse. Poi, di nuovo, improvviso il silenzio. Italiani!
Gettate le armi! Raggruppatevi! Camminate da quella parte! Avanti! Il rumore
dei motori ricominciò assordante e gli enormi carri armati, con le lunghe
lingue di fuoco, ripresero l’ avanzata micidiale.
********************************
Commenti
Posta un commento