SPERANZA!
09 dicembre 2009
SPERANZA!
La mattina, con il suo cielo grigio chiaro, la terra zuppa di pioggia, il marciapiede con le pozzanghere, non sembra quella di un giorno festivo. Il vento, strusciando sulla neve, porta il freddo dalla montagna alla valle. Con le mani in tasca e il collo ritratto dentro le spalle curve, Speranza cammina frettolosa. Pensa: … perché recarsi in Chiesa? Nella notte, trascorsa nell'agitato dormi-e-veglia, aveva pregato: … glorioso San Gennaro, volgi benigno lo sguardo verso di me, degnati di accogliere i miei bisogni come quando sei accorso in aiuto ai tuoi concittadini, arrestando il cammino della lava devastatrice, liberandoli dalla peste, dai terremoti, dalla fame, e da altre tante disgrazie. Con il tuo vivo sangue, segno del tuo essere in mezzo a noi, conosci le mie sofferenze ... Proteggimi! Liberami dai tanti mali che mi opprimono! Ma non aveva trovato pace. E, allora, Speranza aveva bisogno di uscire, di camminare, di cambiare ambiente. Così la Chiesa con la sua maestosità placida e possente, l'accolse con il profumo delle candele accese. Nel Rito si sente leggera e nell'irreale respiro dell'incenso, non ascolta le parole del sacerdote, ma le grida di disperazione dei compagni nella piazza dove le rosse bandiere, umide, appesantite, sventolano lentamente... passando davanti alla fabbrica chiusa, piangendo senza sentire le botte... poi, un dolce e timido tocco sulla spalla, la riporta nel presente: vede il vecchietto della questua e offre un euro.
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