STUDENTI!
lunedì, 9 novembre 2009
STUDENTI!
Il periodo che attraversiamo è tra i più gravi che siano nel ricordo dell’umanità. Chiusa la triste epopea di lotta, di distruzione, di morte, mentre il cannone tace ma non ancora sono spente le grida di furore e di odio che parvero uscire da petti bestiali, stanca e disfatta l’umanità si risolleva, guarda al recente passato e sgomento la pervade al pensiero che possa incomberle la minaccia di un eguale avvenire.
Voi che nella lotta degli anni trascorsi portaste non solo un corpo vigoroso ed audace, ma una mente solita a chiedersi il perchè delle cose, ma un animo pronto a condividere ogni dolorosa vibrazione umana, voi non potete non sentire la tragicità del momento. La lotta, le lacerazioni, le stragi non hanno colpito soltanto le basi materiali e fisiche della vita, i beni, i corpi ridenti di giovinezza e di ardore, ma hanno distrutto la stessa sostanza spirituale che avvince uomini a uomini, che rende possibile e feconda la loro cooperazione in un organismo sociale, per uno scopo comune. Tutto è venuto meno, tutto deve essere ricostituito. Ma occorre ricostruire in base a pricìpi nuovi.
Voi ricordate: sui campi di battaglia si inseguiva il torbido sogno di unire tutti gli uomini sotto il dominio di un solo; voi sapete: l’unificazione del mondo intiero in un sistema di libertà fu promessa ai popoli per spingerli al sacrificio oscuro di sé.
Quei sogni nefasti, quelle promesse fallaci sembrano ancor oggi gravare sopra l’umanità come un incubo, ché una sola unità è stata creata dalla guerra, una unità spaventosa: quella di tutti i popoli nel dolore, nella miseria, nella delusione, nella disperazione. Ma in pari tempo, e questo non permette a noi di disperare, sempre più chiara si viene facendo nei popoli, negli eterni oppressi, la coscienza del compito che loro spetta.
L’unificazione di tutta la famiglia umana in un unico organismo vivente, in un sistema in cui ognuno trovi, col soddisfacimento dei suoi bisogni, la garanzia di un libero e pieno sviluppo della sua persona, questo scopo cui sono venuti meno, imbelli, vili o traditori, i potenti della terra, sarà raggiunto quando attrici e guide della storia diventino le grandi masse, nemiche di tutte le ambizioni, di tutti i privilegi, di tutte le ingiustizie. Oggi in tutto il mondo i popoli hanno compreso questa verità e si ordinano e si preparano per la grande battaglia.
Studenti!
Voi che già prima d’ora avevate prestato ascolto alla voce dei grandi siete in possesso, in questi momenti di confusione e di sfacelo, di una guida sicura. Non è questo l’inizio della catastrofe verso la quale si era previsto che doveva un giorno precipitare un mondo costruito su princìpi che lo condannavano a continui, intimi contrasti? Non è il principio del privato interesse, portato alle sue ultime conseguenze, quello che ha armati e scagliati gli uomini in una lotta fratricida, che li ha resi lupi, che li ha ricacciati nella selva di barbarie?
Ebbene, se ciò è vero, è pur vero che in questo momento si inizia una grande èra storica, l’èra della liberazione, l’èra rivoluzionaria. La classe cui Carlo Marx prediceva sarebbe un giorno toccato di salvare l’umanità dall’ultima rovina, questa classe prende oggi coscienza di sé, e avanza nella luce della storia con passo fermo, sicura dei suoi destini. Il desiderio di redenzione che animava i primi pionieri della classe operaia è diventato, in milioni di uomini, fede operosa, volontà di precise realizzazioni. L’esempio di tutto un popolo che si è redento, combatte e vince nel nome della fede nuova, questo esempio accresce nelle masse la speranza e l’audacia. Ed ecco da ogni parte, con tenace orgoglio, i lavoratori si accingono all’opera loro, a tracciare le prime linee del mondo nuovo, a costituire gli organismi che ampliandosi debbono giungere a comprendere tutti gli uomini in un organico e armonico sistema di volontà e di azioni coordinate, concordi e libere. L’unità del mondo si crea in modo concreto, partendo dal basso, nel nome del lavoro.
Studenti!
Non vi colpisce la grandezza della rivoluzione che si sta preparando, che si sta compiendo? Non vedete nuove forme di convivenza sorgere e venire alla luce, forme di una vita più alta, più libera, migliore? Il lavoro che cessa di essere una schiavitù, che diventa libero esercizio di sovranità, che impone al mondo la sua legge! L’uomo che porta la luce nel mondo lugubre e oscuro della economia di cui finora è stato schiavo! Vorrete voi esseri estranei a questa grande opera di redenzione?
La lotta è impegnata ormai dagli operai in modo aperto e concreto. Ma tutte le forze del passato coalizzate resistono con tutti i mezzi. Vi è un posto per voi, studenti, nelle file dell’esercito dei lavoratori, se in voi vivono ancora quelle che sono sempre state le migliori virtù umane: virtù di rivolta e di sacrificio. Vi è un posto per voi là dove aspramente si inizia la grande e faticosa opera di realizzazione degli ideali del socialismo.
Dimostrate con i fatti che lo studio non ha esaurito in voi le fonti del giovanile entusiasmo, che le vostre menti sono aperte e pronte a comprendere e aderire ad un movimento così profondamente e nobilmente umano com’è il movimento sociale dei giorni nostri. A voi spetta pure, o giovani compagni, di riscattare la oscura taccia che grava sugli intellettuali, di essere strumenti di reazione, di aver fatto della scienza, della cultura, dei più alti valori dello spirito oggetto di commercio e arma di vane e nefaste contese nazionalistiche.
Nel campo del pensiero voi dovete ricostruire l’unità tra le varie famiglie umane, unità che sarà pegno e preparazione della più vasta unificazione nella Internazionale del lavoro di tutti i popoli del mondo, affrancati da ogni ingiusto servaggio.
Studenti!
Noi vi proponiamo di aderire alla costituzione di una sezione della Federazione internazionale degli studenti e di iniziare il lavoro di preparazione morale e materiale che a noi si offre. Dobbiamo educare noi stessi secondo i nuovi princìpi, dobbiamo svolgere un’intensa propaganda negli ambienti scolastici avvelenati dallo spirito nazionalistico e reazionario, dobbiamo infine, come lavoratori del pensiero, sostenere e fiancheggiare le rivendicazioni della classe operaia e aiutarla a emancipare se stessa e l’umanità del giogo del capitalismo. Dobbiamo prendere fin d’ora il posto che domani spetterà a noi, lavoratori del pensiero, nell’organizzazione della produzione e della vita comunistica: compagni degli operai, collaboratori nell’opera di creazione di un mondo rinnovato.
Studenti! All’opera. Noi vi chiamiamo a raccolta in nome di una grande idea.
DA CHI E IN CHE ANNO E’ STATO FATTO QUESTO APPELLO?
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ARIA DEL DIO DELLA FELICITA’
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