SPARTACUS

mercoledì, 11 novembre 2009

SPARTACUS

Negli antichi imperi schiavisti, gli schiavi più valorosi e combattivi venivano usati nei circhi come gladiatori; costretti a lottare contro le belve feroci, a uccidersi tra loro per il divertimento dei padroni e del popolo, si ribellavano spesso tentando di recuperare la libertà. La più famosa ribellione di gladiatori fu quella capeggiata, nel 73-71 avanti Cristo, dal trace Spartacus, schiavo figlio di schiavi, oppure – probabilmente nobile – che militò nelle forze ausiliarie dell’esercito romano. Il leggendario Spartacus è l’antesignano emblema del capo rivoluzionario per eccellenza.

Spartacus si pose a capo dei ribelli della scuola gladiatoria di Capua cui si aggiunsero migliaia di schiavi rivoltatisi ai padroni che, con le loro devastazioni e i successi sui reparti romani impegnati a fronteggiarli, seminarono il panico in tutta Italia. Spartacus con energia e senso di organizzazione, riuscì a contenerne la furia distruttrice e a guidarli verso Nord, probabilmente con l’intenzione di varcare le Alpi per tornare a vita libera nei Paesi di origine.

I romani fecero un potente sbarramento che costrinse i ribelli a scendere verso Sud, dove, dopo alterne vicende, fallito il tentativo di passare in Sicilia, negli scontri con l’esercito romano sui campi nella zona della Lucania si consumò la disfatta. Spartacus morì combattendo e almeno seicento prigionieri furono inchiodati sulla croce lungo la via Appia. Spartacus divenne un simbolo della rivolta degli oppressi e dei diseredati.

LA STORIA DI SPARTACO

I

Son più di venti secoli
che uno schiavo gladiator
si levò con cuore impavido
a sfidare l’oppressor.
Quell’eroe fu Spartaco,
libertario indomito,
di ribelli innumeri
faro e precursor.
Contro il giogo barbaro
dei romani ergastoli
ei dal Po al Mar Siculo
gli schiavi scatenò.

II

Leggendari son di Spartaco
la genialità, il valor
che di Roma sgominarono
le invincibili legion.
Le sue schiere intrepide
sempre ingigantivano.
Quei che pria gemevano
in eroi mutò.
Sul superbo Tevere
gli oppressor tremarono;
dei ribelli all’impeto
l’Impero vacillò.

III

Poi che l’armi non potevano
i titàni debellar
i romani allor tentarono
di spezzarne l’unità.
Con insidie perfide
quegli eroi divisero
e dell’armi videro
il destin mutar.
Tutti, al par di Spartaco,
da leoni caddero,
ma restò sui popoli
l’infame schiavitù.

IV

Le disfatte non fiaccarono
l’energia e la volontà
di color che ancor sognarono
d’affrancar l’Umanità.
Nell’andar dei secoli
sempre nuovi martiri
prodi s’immolarono
per la Libertà …
Mille e mille Spartachi
nel pugnar perirono,
ma spirando aprirono
la via alla Civiltà.

V

Finalmente tutto un popolo
con Lenin si sollevò
e dal primo fino all’ultimo
i suoi boia sterminò.
Russia immensa e splendida
ora sei invincibile,
libera, incrollabile
per l’eternità.
Dopo venti secoli
l’anima di Spartaco
mira alfin la fulgida
libera Civiltà.

VI

Nella terra che di Spartaco
vide il brando lampeggiar
gl’italiani ognor tentarono
le catene di spezzar.
Il geniale popolo,
proletario indomito,
che dai Gracchi a Gramsci
tanti eroi vantò
or s’aderge ed emula
il fratel sovietico.
La Moscova al Tevere
lancia un vibrante urrà!
( Sull’aria della canzone Mosca giovane, musica di Listov)




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